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Read Un racconto sulla cap anamur  
migranti.pngNon è facile raccontare oggi cosa è successo questa estate.

Non è facile raccontare oggi cosa è successo questa estate. Non è facileperché per chi non è stato presente a quelle giornate incredibili puòsembrare che io stia costruendo una storia di fantascienza. Non è facile
perché anche per chi quelle giornate le ha vissute, quando le si ricorda sembra sia stato un terribile incubo troppo surreale per essere vero. Ma bisogna sforzarsi di conservare questa storia. Bisogna farlo perché le conseguenze che la vicenda Cap Anamur ha già avuto e continuerà ad averesulla vita dei migranti in Italia e in tutta Europa e sulla storia dei diritti umani nel nostro paese, sono, purtroppo, innumerevoli e devastanti.

Ciò che sento il bisogno di denunciare oggi è per prima cosa l'isolamento in cui sono state abbandonate le uniche persone che si sono battute per evitare che questa estate avvenisse il peggio, ovvero gli attivisti della rete antirazzista siciliana, costituitasi proprio
all'ombra della Cap Anamur, che hanno seguito i 37 profughi salvati dalla nave tedesca in ogni istante della loro terribile avventura italiana, senza risparmiarsi mai, cercando di non arrendersi a quell'assurda sensazione di ``mondo capovolto'' che ritrovo solo nei racconti di chi ha vissuto Genova 2001.

Era difficile, me ne rendo conto, credere alle nostre parole quando via radio o per telefono cercavamo di costringere le realtà politiche a noi più prossime ad aprire gli occhi su quanto stava avvenendo. Ma la realtà di fatto è che la sinistra italiana, da quella più estrema quella più moderata, non cogliendo l'importanza politica, simbolica e umana della
vicenda Cap Anamur, ha perso un'occasione fondamentale per schierarsi a difesa dello Stato di diritto, per combattere una battaglia di giustizia e verità, per dimostrare che questo paese può avere anche un altro volto diverso dalla repressione, dalla grettezza dall'ignoranza e dalla violenza.

Non importa quanto l'operato della O.N.G. Cap Anamur sia stato a tratti lacunoso o poco comprensibile anche per noi, e vorrei che si smettessedi prendere questo pretesto per giustificare le ingiustificabili assenze di chi ha deciso di non esserci. Ciò che conta davvero è che dei naufraghi sono stati lasciati per settimane a largo delle nostre coste in condizioni di grave precarietà, in nome di convenzioni che pretendono di passare sopra ai più elementari diritti umani per salvaguardare rapporti politici ed economici. Quello che conta è che a questi naufraghi che, in accordo con la legge italiana e internazionale,
avevano espresso chiara la volontà di richiedere asilo politico, è stata applicata una procedura sperimentale e arbitraria, impossibile da legittimare giuridicamente. Tutto in mano al dipartimento di Pubblica Sicurezza, ci è stato risposto quando abbiamo preteso delle spiegazioni.. Non sono uomini, non sono neppure rifugiati. Si chiamano ``problema di ordine pubblico''. Sono stati i capri espiatori che il nostro governo ha voluto utilizzare per dimostrare cosa può succedere a
chi decide di salvare i profughi che annegano per mare e di rendere palese l'assurdità di certe leggi.

Dei richiedenti asilo politico sono stati rinchiusi dentro un centro di permanenza temporanea, uno dei tanti lager del presente italiano la cui istituzione da parte del centro sinistra ha riportato il nostro paese senza memoria indietro nel tempo, a periodi bui che si pensava non dovessero più tornare, quando le persone venivano segregate erinchiuse non per il fatto di avere commesso dei reati, ma per ilsemplice motivo di essere qualcosa. Davanti al cpt di Agrigento, il 14
luglio, i ragazzi della rete antirazzista sono stati caricati dasquadroni in tenuta antisommossa e da dirigenti della digos in camicia estiva, solo perché, mentre gli esperti del diritto di asilo, come l'ACNUR o il CIR, ringraziavano il governo italiano per la brillante
conduzione della faccenda, chiedevano, unici, le garanzie giuridicheminime per 37 esseri umani cui era stato negato ogni diritto.

Dentro il cpt di Caltanissetta, dove i 37 sono stati deportati quel giorno stesso, un consigliere regionale è stato picchiato perché si rifiutava di accettare che degli uomini che, lo ripeto, non avevano commesso alcun reato, venissero detenuti senza alcun decreto che ne
legittimasse il trattenimento. Dentro allo stesso cpt io, entrata iinsieme a Ilaria come interprete degli avvocati, cui è stato permesso di vedere i loro assistiti solo due volte e dopo giorni di attesa immotivata, ho dovuto raccogliere la testimonianza di chi mi chiedeva se
fosse normale che dentro questi posti a un uomo venissero strappati di dosso i vestiti, e lo si lasciasse nudo per ore al centro di uno stanzone di passaggio. Ho dovuto ascoltare i 22 ragazzi rimasti dopo che
i primi 14 erano già stati deportati a Roma, chiedermi se lo stato italiano aveva già uccisi i loro compagni. Ho dovuto tradurre agli avvocati il racconto delle interviste subite da questi ragazzi, durante le quali uomini che non si erano neppure presentati e che avrebbero
dovuto stabilire la loro provenienza in modo oggettivo, avevano detto loro: se non dici di venire dal Ghana ti mettiamo in galera per 20 anni e buttiamo la chiave.

22 testimonianze identiche.

Abbiamo dovuto vedere i ragazzi che avevamo conosciuto trafugati nella notte sotto i nostri occhi, nonostante la commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato avesse infine deciso di concedere loro un permesso temporaneo di un anno per motivi umanitari.

Abbiamo dovuto ricevere nella notte la telefonata di uno di loro, Issa, e poi un'altra ancora, di Amin, che urlavano dall'aeroporto di Fiumicino mentre li stavano picchiando, che chiedevano i loro avvocati, che
gridavano di non volerci andare in Ghana, un paese che tanti di loro non avevano mai neppure visto.

Il giorno dopo gli avvocati di Roma avrebbero confermato il fatto chesei dei ragazzi rimasti perché il comandante si era rifiutato di decollare con loro a bordo, riportavano evidenti tumefazioni.

Soli loro e soli noi. Noi e loro a cercare di difendere dei diritti che sembra non esistano più.

E non importa che la Corte europea dei diritti umani abbia condannato l'operato dell'Italia. E non importa che un tribunale ordinario abbia giudicato illegittime quelle espulsioni. Nessuno ha provato vergogna,
mentre di fatto, nonostante mezzo mondo sia messo a ferro e fuoco dalleguerre, il diritto di asilo nel nostro paese viene distrutto, e la commissione dà il diniego al 95% dei richiedenti asilo dopo averli lasciati per due anni con un permesso di soggiorno che impedisce loro di lavorare, rendendoli vittime di ogni tipo di sfruttamento. E tutto ciò accade mentre altri CPT, vi prego nessuno si permetta mai più di chiamarli Centri di accoglienza, sono in costruzione in tutta Italia e
la Sicilia sta diventando un carcere a cielo aperto. Tutto ciò accade mentre in nome del contrasto all'immigrazione clandestina, in realtà fondamentale per la nostra economia finchè rimane appunto clandestina, ovvero manovalanza priva di diritti, l'Italia fa accordi con nazioni che oltraggiano apertamente i diritti umani sanciti da convenzioni che forse
il nostro paese ha dimenticato di avere ratificato.

Mi chiedo quindi quali intenzioni abbia la cosiddetta sinistra istituzionale di questo paese. Se sia ancora in grado di ammettere i propri gravissimi errori e diventare finalmente radicale e incorruttibile almeno nella difesa di valori come il rispetto della
persona umana, qualunque provenienza questa persona umana abbia. Mi chiedo se sia in grado di smetterla di affrontare la complessa e
fondamentale questione dell'immigrazione parlando solo di integrazione culturale e multiculturalismo, e se sia invece in grado di concentrarsi, per la prima volta, sulla difesa dei diritti civili e sociali dei migranti nel nostro paese. Senza buonismo, senza ipocrisia, perché un'altra storia come quella della Cap Anamur non possa più avere luogo mentre la cosiddetta società civile si chiude in un silenzio di indifferenza o di opportunistica vigliaccheria.

Rete Antirazzista Siciliana

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