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Quella che segue è una nostra lettera a Wu Ming 2 sul suo Guerra agli umani (Einaudi, 2004), seguita da un suo report della presentazione fatta al Laboratorio Zeta il 24 settembre 2004.

Premessa: ci sono libri che quando arrivi alle ultime cento pagine non vedi l’ora di finire per andartene da qualche altra parte. Ci sono libri, invece, che non hai voglia di finire e di cui senti la mancanza già molto prima della fine. Certo i titoli di coda aiutano ad esorcizzare il distacco e l'abbandono con i vari personaggi, ma resta il rammarico, magari ti rimproveri di avere letto in fretta e di non essere stato capace di farlo durare un po' di più. E magari ti piacerebbe un seguito o la nascita di una saga.
Neanche a dirlo Guerra agli umani per me fa parte del secondo tipo. E ti confesso che, dal punto di vista del puro piacere della lettura, non giudicherei severamente un: "Guerra agli umani II" o un: "Walden nelle radure – la Guerra continua".

La prima cosa che mi ha colpito è stata l'ambientazione nel presente. Se non ricordo male è la prima volta (a parte un terzo di Asce di guerra) che WM ambienta una propria storia nel presente, anzi in "un" presente. "Non nel centro del mondo. Non il fortino dell’ennesimo assedio. Solo un approdo, fino al prossimo balzo".
E anche questa una scelta azzeccatissima! Non dentro la civiltà, ma neanche fuori. Non la fuga o la distruzione della civiltà, ma la fondazione di una nuova. Punto delicatissimo, ma posto in modo efficace.

L'impressione che dà Guerra agli umani è quella di essere una serie di "Appunti sul conflitto uomo-natura per il terzo millennio". Ma la fotografia più interessante è forse quella sul destino del "soggetto" all'interno di questo conflitto.
Nei libri collettivi di WM la cosa che sicuramente mi ha affascinato di più è stato il modo di trattare il soggetto (soprattutto in Q): a partire dall'autore (un nome per tante persone), passando per il protagonista (una persona con tanti nomi), fino ad arrivare alle figure di sfondo (le vere protagoniste della storia).
Sembra che con la tua prima esperienza solista ci sia in qualche modo anche un ritorno del "Soggetto". C’è per la prima volta un protagonista che, anche se immerso in mezzo a tutti gli altri personaggi, offre un punto di vista privilegiato, tanto da utilizzare anche un registro narrativo differente. Un soggetto sicuramente confuso, patologico, imbranato nel suo essere supereroe e micidiale nel suo essere irrimediabilmente umano.
Ecco, se una domanda ti devo fare è proprio sul ritorno del soggetto e sul suo collegamento con l’esperienza solista. (spero non suoni troppo da Marzullo).

Rispetto al dibattito sulla "differenza di genere" all'interno dei vostri libri, sicuramente Gaia è il personaggio femminile più delineato. Ma non è ancora poco? Cioè, su una trentina di personaggi ci sono appena due-tre donne, ma soprattutto sembra che (so che non è così) dal punto di vista della narrazione Gaia abbia lo stesso ruolo che le figure femminili hanno nelle locandine dei film americani, in cui non possono aspirare a nulla di meglio che stare alla destra del protagonista.

S.C.






"Palermo 2 - la vendetta", è a cura della rivista "CyberZone" e degli "splendidi ragazzi del Laboratorio Zeta" - come direbbe Bettin, spazio occupato che ospita immigrati sudanesi e si è appena ripreso da un'estate di fuoco, a inseguire il carico umano della Cap Anamur in giro per i CPT della Sicilia.
Piccola considerazione: su 41 date, questa è l'unica in un posto del genere. Il classico posto che avrebbe altro da pensare. Il tipico posto in emergenza continua, visti i crimini di Pisanu e della Bossi/Fini, ma che lo stesso trova forza e motivazione per presentare libri e per farlo bene (obiettivo: almeno trenta persone. Ne arrivano il doppio, nonostante la caldazza e le poche sedie).
Una su 41 qualcosa vorrà dire: momento di transizione, difficoltà a organizzare eventi culturali al di là delle scadenze di piazza, feeling con Wu Ming in calo progressivo… Qualcun altro può tirare le somme.
Per quel che mi riguarda, forse sono influenzato dagli arancini di latte della Focacceria San Francesco; o magari dal giro in Vespa per Palermo, stile Caro Diario, che Salvatore mi ha voluto regalare la domenica mattina; o dal fatto che qui in Sicilia le ragazze sembrano tutte bellissime; o dalla cena con la redazione di "CyberZone", ricca di idee e possibili collaborazioni. Saro' influenzato, come no, ma sull'aereo m'e' venuta nostalgia, quella vera, quella per le cose che non hai ancora, piuttosto che per quelle che non hai più, e m'e' sembrato che a Bologna un posto come il Laboratorio Zeta ci manchi davvero, e non è un caso se osteria/cinema/concerto indie al Covo e diventata la Trimurti delle nostre uscite serali, quando ci va fatta bene.
Sarà che sono influenzato, sarà che vado per i 31 e sarà pure che a Palermo non ci vivo da sempre - perché altrimenti, hai voglia, ci sarebbero decine di scazzi passati, presenti e futuri e gossip a non finire e pregiudizi e settarismi gesuiti a rovinare anche le serate allo Zeta Lab. Sarà tutto questo, pero' un posto così, nella mia città lo teletrasporterei volentieri: comprese le facce nuove di chi lo gestisce, i sudanesi che litigano con gli ucraini, i ventilatori che non funzionano e il caldo appiccicoso che lievita tra le pareti.


Tratto da: Sei mesi on the road

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