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Uno sgombero violento, una violenza grauita e scientificamente organizzata, in cui le cariche e I pestaggi avvenuti nel pomeriggio sono solo la cornice di una giornata in cui si è tolto alla città uno spazio collettivo vivo e animato da quasi 9 anni ed in cui si è tolta una casa ai rifugiati del Darfur che da quasi 6 anni condividono con lo Zetalab un'esperienza di cogestione orizzontale.

L'associazione Aspasia, il Comune di Palermo, lo IACP e lo forze dell'ordine (presenti in gran numero e con tanta voglia di menar le mani) hanno deciso di spartirsi in parti uguali la responsabilità di un'aggressione violenta e dissennata, uno sgombero il cui obiettivo è evidentemente quello di cancellare ogni spazio di dissenso, di libertà, di gestione autonoma e diretta del proprio spazio vitale.


Sono arrivati stamattina, in grande forza e in grande numero. Hanno “preso possesso” degli spazi mentre tre di noi salivano sul tetto lì sarebbero rimasti tutta la giornata. Hanno murato ogni porta e finestra, e hanno selvaggiamente caricato, picchiato e arrestato tre cittadini solidali accusandoli di reati quali “oltraggio” e “resistenza”.

Al tempo stesso hanno dovuto prendere atto che la solidarietà della città allo Zeta non si spegne così facilmente. Centinaia di persone sono transitate oggi in via A.Boito e questa notte è stato mantenuto un presidio permanente cui ha preso parte tutta la comunità sudanese residente allo Zeta che ha deciso di non accettare soluzioni provvisorie (dalla tendopoli alla notte in locanda) e sopratutto di non abbandonare la propria casa.


Sul marciapiede di via Boito sono state montate alcune tende da campo, mentre al di là del cordone di polizia e carabinieri è rimasto un gruppo di compagni, compagne, amici dello Zeta per ribadire che noi da qui non ce ne andiamo.

Invitiamo tutti e tutte a manifestare la loro solidarietà al presidio permanente di via Boito e indiciamo un'assemblea cittadina alle ore 16 di oggi, mercoledì 20 Gennaio


ZETALAB NON SI TOCCA

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